La miniera, la polvere, il carbone, le radici.

Tuesday, April 04, 2017

Grande Miniera di Serbariu, Carbonia, Sulcis, Sardegna, aprile 2017.
Oggi museo, ieri l'altro vita.


Il duro lavoro, i figli, il pane portato a casa. Poi il buio, la polvere e la tosse.
Quella tosse.
La luce del giorno rara come l'ossigeno di là sotto, giù nello stomaco della terra, a scivolare nelle budella di roccia e carbone scuro e lucido e rumore e brontolii del gigante ferito a morte, mangiato a poco a poco dall'interno da quindicimila formiche alla volta. Formiche senza stelle, formiche proprietarie di un cielo nero.
Nero, come il nero degli scialli, il nero delle vedove, delle quali immagino le attese infinite, prima dell'esplosione di notizie funeste, portate di bocca in bocca, di corsa o in bicicletta, nella notte.
Sono dure le mie radici, sono fatte di tante mani callose e di tante facce di giovani vecchi e chissà di quali cuori.
E poi... quella tosse.



























Nota: il bianco e nero mi pareva doveroso. La luce e il buio, tanto buio. Il nero, come il carbone. Altrettanto doverosa mi pareva la grana, ad imitare la pellicola. La grana, come fosse polvere.

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