76/365: cercare

Sunday, October 09, 2016

La mattina seguente uscì di casa molto presto, aveva un'idea. Finalmente.
I sogni lo avevano tormentato per due notti più due, ma non importava più: aveva un'idea. Una stramaledetta e nitida e attesa idea.
All'alba scivolò quindi veloce dai vicoli del quartiere alto per infilarsi in un groviglio di cunicoli odoranti di caffè, strisciò poi lungo le vecchie strade diritte tutte conducenti al porto, erano così certe e rassicuranti...
Senza indugio puntò dritto, solo un pensiero illumino il suo cielo buio interiore: "Ah che pigra la domenica, io ne ho sempre abusato".
I cannetti lungo la strada che scelse erano ormai così radi e alopecici, come non li ricordava, che se ne stupì ma continuò veloce, anzi allungò il passo.
Finalmente arrivato in quella terra bianca come neve ma ostile come palude, si fermò. Scavò una fossa profonda un metro, larga mezzo, un sorriso meno bianco di quel tutt'attorno parve illuminargli il viso.
Nessuno passò per scorgerlo mentre seppelliva un manoscritto. Nessun pescatore o cerca-fortuna lo sfiorò mentre per benino richiudeva il fosso.
Nessuno gli contestò di avere avuto quella idea: seppellire il suo romanzo mai scritto, come uccidere un figlio mai nato.
Aveva avuto quell'idea. 
"L'idea" - così non aveva mai smesso di chiamarla lui mentre, eccitato, si affannava per raggiungere quel luogo ampio e bianco.
Il bianco era sale, medicina perfetta per ogni ferita.





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