47/365: il bianco

Saturday, September 10, 2016

Perso, attraverso i cunicoli della città. Non strade, cunicoli. Bui, la notte. In questo sogno correvo, affilavo mio malgrado le unghie sui muri ruvidi. E correvo, annaspavo, eppure cercavo.
In questo sogno, la scorsa notte, io cercavo di arrivare da qualche parte, senza conoscerne affatto il percorso ed ansimavo nel tentativo di togliermi con forza qualcosa di gelatinoso dalla bocca. Afferravo, tiravo, era colla, forse gomma, consistenza di medusa. E più tiravo più mi rimanevano pezzi di medusa in mano, ma i miei occhi mai riuscivano a mettere a fuoco - ero perso - rimanendo così una sostanza ignota - ero perso. E correvo - ero perso - e incontravo persone, sagome, maschere, tutti di fretta mi passavano accanto - voce rauca, sguardo fulmineo - quasi andassero ad assistere alla fine globale. Ad un certo punto di questo sogno mi trascinavo proprio, non riuscendo a respirare bene - ero perso, tutto era medusa. Tossire si dimostrava impossibile. Poi improvvisa la luce, forte, inesorabile, accecante.
Tutto divenne di un solo colore, quello che non esiste: il bianco.
Respirai. Sospirai.
Le mie unghie: spezzate.






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