Abbandono

Saturday, June 07, 2014

La parola la conoscete: "abbandono". Suona parecchio bene, si indossa altrettanto con disinvoltura.




"Abbandono" è il termine che si adatta a tutto: è il re della festa ai funerali, non appena si chiude un loculo; è parola regina dopo lo scoppio di una coppia o dopo il consumarsi di una bufera tra effimere amicizie con strascico di gossip. Graziosamente si insinua nei sentimenti e dona un meritato tocco di classe ai sensi di colpa.
L'abbandono ti aspetta alla stazione, quando nessuno - d'estate - suda per te nell'attesa. L'abbandono ti parla di terre nere bruciate coltivate a caso e, in città, gioisce quieto e testardo ai cambi di stagione ma senza cambiarsi d'uniforme. Stoico, non si assenta mai dal suo compito di funzionario, l'abbandono. Mai una giornata di ferie, né di malattia. Salute di ferro, nervi d'acciaio, sorriso d'ordinanza come da protocollo.
L'abbandono dei pensieri, cosa alquanto grave; l'abbandono del fisico, del corpo; l'abbandono al destino, che il destino - poi - non esiste.
Spesso ho la sensazione che questa Terra si nutra di abbandono, compagno della pigrizia. Più facile nascondere e attendere e criticare che fare e sbagliare. L'abbandono si nutre di invidia e disamistade. L'abbandono è fontana facile d'acqua zuccherata.

Poi, un SMS: "La informiamo che da oggi e per tutta la settimana, sulle collezioni primavera/estate di Abbandono sarà applicato uno sconto sino al 50%. La aspettiamo". 

Prevedo una lunga coda.



















Per fortuna, poi, da dietro quell'angolo, compare sempre la sera.






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