Scrivo la notte per difendermi dal giorno

Wednesday, May 14, 2014

Hai presente quel brano, caro Luca? Quel brano di Gavino Murgia, dai! Intrighinu mi pare si chiami, dici di no? Sai…mette i brividi; perché a me parla davvero di Sergio Atzeni e affolla la mia mente di suggestioni vivide di sere d’estate all’aperto, in campagna. Hai presente quel profumo misto di campi bruciati e mietiture terminate? Sanno di salato e di mare, di terra secca che pare morta, legata stretta alla polvere; hai presente quel leggero odore tutt'attorno di giallo che imbroglia? È un segreto Luca - non raccontarlo a nessuno - si dice che quel giallo, a quest'ora, imbrogli la vista, la confonda e che faccia apparire figure. Figure che danzano avvolte da scialli, ma questa è tutt’altra storia. 
Mi immagino, dicevo, quattro amici cinque, sei, noi - se in numero dispari che importa, poi - nella tregua del calore del giorno appena ucciso, poca la luce, a respirare e sorseggiare un Torbato, vino bianco profumato, mentre guardo finalmente cielo e Via Lattea, come non facevo da tempo immemore. E poi, all'improvviso, mi pare di sentire un crepitio ed il battito lieve di passi antichi dei nostri antenati, uomini e donne e bimbi, forse scalzi ma vestiti di mistero, a prender la via della sera insieme a noi. A noi tutti. Che poi, le vedi quelle pietre scure all’ombra delle spighe, Luca? Sì, proprio quelle, ma che te lo chiedo a fare… è casa tua questa. Luca, ne sento le voci potenti, rispettose e, chissà, quelle stesse voci di genti attorno a quelle travi di pietra maestose e sollevate. Voci. E storie. Storie di genti passate leggere - scontato, eh? - genti a passeggio con la morte a trentacinque anni, che per loro era vita portata a compimento, sicuro. Un belato, un pianto, una cantilena accesa a chissà quale Dio o betilo, rimuginata filastrocca, come gatto che mangia interiora. Il vino, il suo profumo, questa musica, ora vedo scritte parole sparpagliate da questo vento, che pare soffiato appena attraverso una cannuccia, tanto è lieve. Quelle parole di Atzeni, le senti Luca? Forti, pesanti, eppur misteriose, mai totalmente svelate: se non conosci la Terra non le puoi penetrare. 
Vorrei queste ore non passassero mai, senti il rumore del silenzio... tutti loro non ridono più, quanti siamo rimasti? Magari sono già andati via. Anche la sera si arrende, ma con gioia e tranquillità estrema,  come il vino fresco in quel calice largo, amico mio. Queste cose ci vedo dentro quel brano, che ieri sera quasi non riuscivo a lavorare, ed oggi? Pure. Sì grazie, versamene ancora un goccio, solo un poco, per davvero. 
Luca, lo vedi anche tu tutto quel giallo alla fine del sentiero? Laggiù, un passo prima della via oscura. Si dice che imbrogli la vista, quel giallo... ed io ho sentito la voce di nonno, che mi salutava, dicendo che si recava alla rupe...
Mi pare di veder danzare.







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