Elogio della tensione

Tuesday, April 22, 2014



- Ti ho aspettata a lungo, non sei venuta.

- Ho perso tempo nel raccogliermi, mi perdonerai.

- No, non posso. Ho interrogato per ore la sedia vuota di fronte a me, consumato dieci caffè da ribaltarmi i nervi.

- Scusami, ma non riuscivo a decidere quale vestito mettere, persa tra uno in tessuto di rabbia e l'altro con fantasie di tensione. Nel frattempo non mi sono accorta del sole che passava dal bussare alla finestra del soggiorno per poi fare l'ultimo tentativo sino alla camera da letto, chiusa al giorno se non per qualche occhiolino tra le tende bianche.

- Le solite parole vuote. Non hai scuse, non ne hai più.

- Le scuse me le prestavi tu, di solito. Eri bravo.

- Ho smesso. Rimane una tavola sparecchiata, svuotata di tutto e quattro gambe sotto il tavolo che non si sfiorano più. Tese.

- L'elogio della tensione, l'hai sempre chiamata così, no? Eri bravo anche con le parole, tu. Ora devo andare, si è fatto piuttosto presto.

- Vai. Andare, già, è quello che ho sempre sognato per me, alla fine lo hai fatto tu, avvolta da questa luce bassa tagliente di un pomeriggio inutile. Forse ne ho scritto, in una qualche mattina vuota come le pagine di questo taccuino. Non ti aspetterò più, il mio stomaco pieno di caffè dice di no anch'esso. Addio.

- Ciao.





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