Elogio della tensione



- Ti ho aspettata a lungo, non sei venuta.

- Ho perso tempo nel raccogliermi, mi perdonerai.

- No, non posso. Ho interrogato per ore la sedia vuota di fronte a me, consumato dieci caffè da ribaltarmi i nervi.

- Scusami, ma non riuscivo a decidere quale vestito mettere, persa tra uno in tessuto di rabbia e l'altro con fantasie di tensione. Nel frattempo non mi sono accorta del sole che passava dal bussare alla finestra del soggiorno per poi fare l'ultimo tentativo sino alla camera da letto, chiusa al giorno se non per qualche occhiolino tra le tende bianche.

- Le solite parole vuote. Non hai scuse, non ne hai più.

- Le scuse me le prestavi tu, di solito. Eri bravo.

- Ho smesso. Rimane una tavola sparecchiata, svuotata di tutto e quattro gambe sotto il tavolo che non si sfiorano più. Tese.

- L'elogio della tensione, l'hai sempre chiamata così, no? Eri bravo anche con le parole, tu. Ora devo andare, si è fatto piuttosto presto.

- Vai. Andare, già, è quello che ho sempre sognato per me, alla fine lo hai fatto tu, avvolta da questa luce bassa tagliente di un pomeriggio inutile. Forse ne ho scritto, in una qualche mattina vuota come le pagine di questo taccuino. Non ti aspetterò più, il mio stomaco pieno di caffè dice di no anch'esso. Addio.

- Ciao.





Villanova, passeggiare per il gusto di perdersi

C'è una parte di città che rifiorisce ed è un vantaggio viverla in una mattina di sole e ombra. Il sabato. Le stradine lunghe e diritte cariche di vita e umanità, calma e attesa d'incompiuto ancora. I profumi di caffè, i mestieri fermi in un tempo che fu e non sarà mai più. C'è una parte di città dentro la città, un paese quasi, dal sapore latino che vale un sorriso. Pare di sentire persone ballare.


There's a part of the city that flourishes and it is an advantage to live it in a morning of sun and shade. Saturday. The long, straight streets full of life and humanity, calm, seems waiting for something still unfinished. The aromas of coffee, old jobs stuck in a time that was and will never be. There is a part of the city within a city, a country with a sort of Latin flavor that it's worth a smile. Seems to hear people dancing.



(this ph. by Nicola Massa)







Java 8 as the default VM on OS X Mavericks

Installing Oracle Java SE 8 SDK on your Mac with OS X Mavericks maybe it doesn't change the default JDK and JRE.

For example, if you installed Java 8 and the terminal command:

java -version

prints something like

java version "1.6.x"

you are not using the new version by default.
A simple setting could be:

  1. open a Terminal window
  2. type nano ~/.profile
  3. add the following row to that file: 
export JAVA_HOME=/Library/Java/JavaVirtualMachines/jdk1.8.0_05.jdk/Contents/Home


Close Terminal and reopen it, type again java -version and now it should produce something like: 

java version "1.8.0_05"
Java(TM) SE Runtime Environment (build 1.8.0_05-b13)
Java HotSpot(TM) 64-Bit Server VM (build 25.5-b02, mixed mode)


That's all.

Google Fonts link doesn't work? Try this!

If importing and using Google Fonts on your Web site doesn't work, in particular they are not properly shown in Chrome and Firefox browsers, try using https instead of http on the link provided by Google.

For example, use:

<link href='https://fonts.googleapis.com/css?family=Lato' rel='stylesheet' type='text/css'>

Dedicato

Dedicato alle gambe ed al profilo di questa città. Alle sue vie che avevo dimenticato. Quelle vie che conducevano alla vita, avanti e indietro, una, spesso due volte al giorno. Che portavano verso la fila, una fila con in coda altre vite. Dedicato alle sedie, alle panche, ai viali, per stagioni spesso viola, per umore spesso spogli. Dedicato alle facce, ai vecchi che passeggiano lenti, quelli con le mani incrociate dietro la schiena e la rassegnazione sotto il cappello. Dedicato ai pomeriggi ingannatori al profumo di caffè, quelli che ti han sempre abilmente nascosto il tempo che passava. Prestigiatori.