Testing the Fujifilm X100S camera

Last week-end I've tried the Fujifilm X100S mirror-less digital camera.
Well, briefly the following are my first thoughts (along with some pictures):


  • metal body is fantastic, feels solid and controls are a pleasure to use
  • design is great
  • display is ok, but having a higher resolution would have been better
  • autofocus is fast, yes, fast and precise!
  • lens is wonderful, high quality
  • viewfinder is great
  • image quality is superbe under all the conditions I've tested. Superb!
  • colors rendition is, again, superb and accurate.
  • high ISO performance...well, very, very good

In other words: I LOVE the Fujifilm X100S. LOVE!

Below some pictures I've taken during the testing workshop, all original small JPGs straight out from camera.
(thanks to Fujifilm for the event and thanks to the the patient model who posed for us)








Transform a CSV file into a JSON file with Python

Here's the code. Create a file (for example) named csv2json.py with content:



import csv
import sys
import json

#EDIT THIS LIST WITH YOUR REQUIRED JSON KEY NAMES
fieldnames=["firstname","secondname","age"]

def convert(filename):
csv_filename = filename[0]
print "Opening CSV file: ",csv_filename
f=open(csv_filename, 'r')
csv_reader = csv.DictReader(f,fieldnames)
json_filename = csv_filename.split(".")[0]+".json"
print "Saving JSON to file: ",json_filename
jsonf = open(json_filename,'w')
data = json.dumps([r for r in csv_reader])
jsonf.write(data)
f.close()
jsonf.close()

if __name__=="__main__":
convert(sys.argv[1:])






USAGE:

python csv2json.py myCSVfile.txt

where myCSVfile.txt it's your CSV file (name it as you prefer).


It will create a JSON array in a file named myCSVfile.json

That's all.

Bellas Mariposas, il film

Salto le premesse [1].
Bellas Mariposas, il film. Di Mereu. Tratto dall'omonimo romanzo di Sergio Atzeni.
Dunque: non mi è piaciuto, non mi ha convinto.
Perché?
Per diversi motivi. In primis, manca il ritmo, quello del romanzo.

- “Si, vabbè Antonio, ma tu devi vedere il film senza pensare al romanzo, anzi dimenticandolo”.

No. Non si può separare con taglio netto il film dal romanzo, magari con licenze ricadenti nel paradigma del “liberamente tratto”, perché qualsiasi opera cinematografica che da un romanzo discende, si lega a doppio filo con esso.
Non si può prescindere.
Quindi, dicevo, manca il ritmo, mancano le parole, la delicatezza, la musicalità.
La delicatezza è pilastro fondamentale del romanzo di Atzeni, perchè agisce da contrappeso perfetto per le cose e le situazioni che racconta, quello che rappresenta: l’adolescenza di due ragazzine nel palcoscenico nascosto del degrado di una periferia cagliaritana che ben conosciamo. In generale poi, io penso che l’eleganza e la delicatezza fine non siano caratteristiche che distinguono molti scrittori, avvalorandole. Peccato, quindi, non ritrovarla nel film di Mereu.
Alcuni dialoghi sono poi stati inventati, e questo ci sta. In tono discendente però.
Sparisce la parlata, la lingua, lo slang grandiosamente plasmato nel romanzo, il quale compare invece a tratti, e a tratti deformato, modificato. Per esempio, le parole usate da Atzeni per vestire il “mal parlare”, nel film spesso vengono svelate, denudate. In maniera cruda. Può piacere ma secondo me perde veramente la delicatezza. Non mi si può dire che invece queste cose vi siano: leggete il romanzo, se non prima, dopo aver visto il film.
Ho poi trovato altresì forzata la scena della “coga”, innaturale e mal recitata, per stile e, di nuovo, per parlata, vi era un non so che di “stonato”.
E in quelle scene, parlo della folla, la scelta stilistica del regista ricorda una forma troppo da “fiction” TV, da soap-opera: una indistinta massa di comparse-figure-manichini.
“Coga” a parte, interpretata dalla Ramazzotti, gli altri attori e comparse mi son piaciuti [2], brave le ragazzine protagoniste, bravi gli altri, tra tutti spicca il padre di Cate (un grandissimo Luciano Curreli).
Mi è piaciuto, poi, il parlare rivolto agli spettatori della ragazzina protagonista. Bella scelta. Non male (anche se non eccelsa) la fotografia. Pessima invece la colonna sonora, probabilmente scelta per motivi di budget limitato. Ma, per chi come me, in questi due anni, ha assistito tre volte alle rappresentazioni teatrali / letture di Bellas Mariposas-romanzo da parte della Compagnia Figli D’Arte Medas con musica dei Baska, beh, il mio palato è divenuto piuttosto fine in questo contesto.
Messaggio diretto al regista: accidenti, Mereu, ma non potevi coinvolgere i Baska per la colonna sonora? - Fine messaggio diretto.

In ogni caso: andate a vederlo. Soprattutto se non conoscete il racconto.
I romanzi di Sergio Atzeni son difficili da trasporre in film, anche se “Il figlio di Bakunin”-film di Cabiddu mi piacque, e non poco.

Son tentato di rivederlo questo “Bellas Mariposas”.
Resisterò. Credo.



[1] Volutamente ommetto e scarto a priori cose tipo: “questo rappresenta il mio parere”, “siamo diventati tutti critici cinematografici?”, “se lo intendevi diversamente, il film, allora perchè non lo hai fatto tu?”, ecc...ecc... Tutte ovvietà superflue.

[2] vi è pure un grande Andrea Mameli poliziotto...ben fatto Andrea, la divisa ti dona!